Perché la macchina non può sostituire l'uomo
La traduzione nel terzo millennio: perché la macchina non può sostituire l’uomo

Attraverso gli strumenti tecnologici oggi disponibili, primo fra tutti Google Translate, si può “tradurre” un testo nel giro di una manciata di secondi.

Le virgolette non sono un errore di digitazione: in effetti, per comprendere in generale un testo semplice in una lingua a noi sconosciuta, come ad esempio un messaggio ricevuto sul cellulare, un volantino, un biglietto d’auguri, un’indicazione stradale e così via, un traduttore automatico può essere d’aiuto, se non altro per farsi un’idea del contenuto o perlomeno dell’aria che tira. Questo strumento serve, in pratica, per districarsi in contesti semplici di un idioma sconosciuto, ma sempre a patto che si tratti di testi molto banali e generici e che l’obiettivo sia di una effimera comprensione orale.

Ben diverso è invece il discorso quando ci si trova di fronte ad un testo specialistico, dunque più complesso. Pur mirando sempre e solo ad una comprensione di massima, nell’utilizzo del traduttore automatico emergono in questi casi sostanziali carenze sia nella forma che nel contenuto, e questo per diverse ragioni. In primo luogo, molti termini specialistici sono sconosciuti al traduttore automatico (che ingloba solo un vocabolario di base) e vengono perciò lasciati, nel testo “tradotto”, nella lingua di origine; in secondo luogo, un testo specialistico o comunque più complesso possiede una struttura linguistica più ricca di livelli, di frasi idiomatiche, di riferimenti culturali e di tutto quell’insieme espressivo che solo quel contesto riesce a rendere e che rimane impossibile da decifrare per un traduttore automatico. Il risultato sarà una serie di frasi sgrammaticate, con termini lasciati in lingua, qualche breve periodo corretto (grazie ad una buona dose di casualità) e molti punti carichi di ambiguità.

Ancor più rischioso si fa poi il discorso per le traduzioni scritte, a maggior ragione se pubblicate. Se fin qui abbiamo considerato la comprensione orale generica di un testo, ora dobbiamo invece valutare l’importanza di un testo scritto, come ad esempio un contratto, un sito web, un referto medico, un rapporto scientifico, un atto notarile (solo per citarne alcuni). La presenza di più livelli strutturali e contenutistici in testi di questo genere, accanto all’ulteriore specificità della terminologia e al linguaggio pertinente a quel settore specialistico (che va ben oltre la singola parola e spesso abbraccia intere proposizioni) rendono davvero impossibile l’utilizzo delle “macchine traduttrici”.

Perché la macchina non può sostituire l'uomo
La traduzione nel terzo millennio: perché la macchina non può sostituire l’uomo

Ad esempio, tante, troppe volte s’inciampa letteralmente in traduzioni automatiche di siti web, che risultano patetiche e spesso incomprensibili, oltre ad essere misere dal punto di vista stilistico. Il risultato? Ogni sito web mira a “vendere” qualcosa, obiettivo che in tal modo fallisce miseramente. Non ci riferiamo qui solo all’e-commerce, bensì anche ad ambiti culturali, sociali e politici. “Vendere” dunque nel senso di trasmettere, di “consegnare” non solo merci, ma anche idee, teorie, messaggi. In una parola, contenuti.

E cosa c’è di più importante in un contenuto, se non il modo efficace in cui viene trasmesso e raggiunge il ricevente con chiarezza ed incisività, coinvolgendolo e spingendolo a continuare la lettura sino in fondo, per poi riflettere su quanto appreso?

Cosa accade invece nel caso in cui ci si ritrova in un labirinto di espressioni ambigue, sconnesse se non anche ridicole per la loro incongruenza e malagrazia nella forma? Subentra il rifiuto, motivato dallo stress nel cercare di trovare un senso laddove non c’è, e l’intento – attuato non appena l’incomprensibile supera quella soglia di sopportazione e pazienza di cui pure l’utente s’era dotato perché interessato all’argomento – di chiudere la pagina web e mandare a quel paese chi ha fatto davvero del suo peggio per farsi capire. Che invece dovrebbe essere il dovere di ognuno: impegnarsi perché il proprio messaggio (di qualsiasi livello e importanza sia) arrivi quanto più chiaro possibile.

La conseguenza imprescindibile sarà il fallimento della comunicazione, e se ci si può armare di pazienza quando si acquista merce, e sorridere bonariamente di frasi sconnesse o del tutto prive di senso, che non tolgono nulla alla bellezza delle immagini di una borsa, un gioiello o un abito, di cui ci interessano solo l’estetica e le misure e non le “chiacchiere” della descrizione, di fronte al sito web di un albergo in cui desideriamo trascorrere le vacanze o di una pagina scientifica il cui argomento ci interessa o ancora di un sito letterario nel quale ci sono recensioni di libri che vorremmo leggere – solo per fare alcuni esempi – la faccenda si complica parecchio. Perché in questi e molti altri casi abbiamo bisogno di informazioni e dunque di contenuti precisi; necessitiamo insomma, che il messaggio sia fluido, intelligibile, che ci raggiunga quindi in tutto il suo significato.

Perché la macchina non può sostituire l'uomo nel lavoro di traduzione
La traduzione nel terzo millennio: perché la macchina non può sostituire l’uomo

In definitiva, quando si parla di ambiti professionali, in cui la comunicazione riveste un ruolo fondamentale, occorre che la traduzione sia effettuata da un essere umano (e non da una macchina), che sia in prima battuta un traduttore professionista e in seconda battuta un revisore professionista, che in entrambi i casi si tratti di un madrelingua (riferendoci alla lingua di arrivo, naturalmente), e infine che i professionisti in questione siano specializzati nel settore di pertinenza del testo.